La giornata comincia con lo scarico. Il furgone lascia i bancali davanti alla porta del laboratorio, il documento di trasporto finisce sotto il magnete del frigorifero e la materia prima va in cella. Il lotto del fornitore è stampato sull'etichetta adesiva del collo, e per adesso quell'etichetta basta a tutti. Alle otto si accende la caldaia, si pesa, si mescola, si cuoce, e mentre il prodotto lavora si prende nota sul foglio appeso alla parete: quantità impiegata, ora di inizio, chi c'era in laboratorio quella mattina.
Nel pomeriggio si confeziona e si etichetta. Il numero di lotto lo decide chi sta alla stampante, di solito con la data del giorno, e finisce sui vasetti, sulle forme o sulle bottiglie. Alla sera partono le consegne: due ristoranti, il negozio del paese, il gruppo di acquisto solidale e il corriere per gli ordini arrivati durante la settimana. I documenti di trasporto si compilano di corsa, con la descrizione del prodotto ma non sempre con il lotto, perché tanto è quello di oggi e in laboratorio lo sanno tutti.
Il conto arriva tre mesi dopo, quando il fornitore comunica una non conformità su una partita di materia prima e chiede a chi è stata consegnata. A quel punto bisogna capire in quali giornate quella partita è entrata in lavorazione, quali lotti ne sono usciti, dove sono finiti e quanto ne è rimasto in cella. La risposta esiste, ma è divisa fra i documenti di trasporto nel raccoglitore, il foglio della produzione, il registro delle vendite e la memoria di chi c'era: rimetterla insieme porta via un pomeriggio intero, e intanto il telefono continua a squillare.